Parlare di psiche e materia significa fare esperienza dell’inconscio collettivo e dell’immaginazione archetipica. Lì le leggi materialistiche come spazio, tempo, causalità e la coscienza individuale che a queste leggi si affida, vengono meno. Come accade nei sogni e in esperienze affini. Il precursore è Freud quando spiega alcune caratteristiche dell’inconscio individuale: l’assenza di tempo e l’assenza di principi logici, riprese anche da Matte Blanco (L’inconscio come insieme infiniti, 1975). Lo stesso accade con l’attivazione di alcuni sintomi che non si spiegano o non guariscono se ci si concentra sulle possibili cause invece che sugli scopi trasformativi verso cui ci guidano. Per esempio dinamiche simili, cioè l’assenza delle leggi materialistiche, avvengono in altri fenomeni della natura: l’aspetto corpuscolare della materia viene meno e le particelle sarebbero pura energia ondulatoria indifferenziata prima della loro osservazione, secondo le prospettive umanistiche della scienza fisica.
- La libido, simboli e trasformazioni
Connessioni tra psiche e materia e inconscio collettivo sono concetti che si legano come in un gioco di specchi, e sarebbero argomenti vasti su cui discutere alcune dimensioni dell’energia psichica. Quando Jung elaborò un nuovo modo di intendere la libido spiegata da Freud, superando i limiti della teoria sessuale, disse che la libido una volta soddisfatti gli istinti biologici, continuava senza interruzione a prodursi nella psiche, generando un surplus di energia psichica, con cui sostituire il termine libido. Questo surplus si condensa nell’istinto immaginativo, cioè l’attività autonoma della psiche di creare immagini cariche di affettività (emozioni sentimenti ecc.). La concezione energetica di Jung si concentra sulla quantità di energia psichica che ogni contenuto assume per poi ritornare nell’indifferenziato, l’energia psichica generale. Questa, non è causata. Piuttosto genera la psiche individuale, vive e soddisfa scopi intrinseci, cioè si muove finalisticamente (Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche, 1947-54, Energetica psichica, 1928).
- Il fine estetico della sincronicità: espansione di coscienza
Quanto espresso sarebbe un modo di spiegare la coscienza arcaica-originaria come dimensione di base per discutere del fenomeno naturale della coscienza dell’uomo. Parlare della coscienza o consapevolezza che va oltre i confini individuali e privati, equivale a discutere dei fenomeni di sincronicità o di connessione con il “tutto” psichico, perché questi possono avvenire se
1) siamo in grado di riconoscerli con obiettività senza sentirci speciali visto che sono esperienze naturali che tutti possono fare, senza trovare connessioni forzate o autoreferenziali come produrre fama, denaro, potere: hanno un puro significato “estetico”, di bellezza che rende la realtà densa psicologicamente;
2) siamo inclini a accogliere ciò che nella psiche e negli eventi accade, senza giudizio e senza censura, dando loro un significato simbolico, cioè che proviene dall’anima (inconscio collettivo) per darsi senso-significato attraverso la coscienza individuale.
Quindi per coscienza qui si intende l’espansione del mondo psichico privato verso i contenuti archetipici spontanei. Ma questa espansione è necessaria anche per fare esperienze di sincronicità. Jung per spiegare con simboli questi aspetti utilizza come metafore psichiche le speculazioni metafisiche degli alchimisti come Dorneus, che parlava di Unus Mundus (Mysterium Coniunctionis, 1955), creando un ponte documentabile con l’immaginazione collettiva. In effetti prima del sorgere della coscienza individuale nell’uomo la natura era un unico ente fatto di infinite forme. E per cogliere il senso della totalità c’è bisogno che la totalità sia raggiunta prima a livello interiore attraverso l’analisi psicologica (psicoterapia analitica) per Jung, congiungendo le esperienze psichiche individuali alle immagini archetipiche della specie che si affacciano a noi tramite le fantasie spontanee, il cui scopo è creare consapevolezza.
- Un esempio di connessione tra eventi interni e esterni
Un individuo ha necessità di emancipazione da una realtà soffocante che raggiunge con sofferenza in seguito a un evento interno. In sogno appare un geco verde (phelsuma del Madagascar) mai visto e senza conoscerne nulla. Per scappare dalle grinfie di un predatore divorante è in grado di creare lacerazioni dolorose sulla sua pelle per divincolarsi (etologia). Siamo in presenza a un sapere anteriore alla coscienza individuale, una partecipazione spontanea dell’individuale psichico a un ordine generale a-causale, una dimensione indifferenziata di potenzialità formali che si attivano spontaneamente per uno scopo. Un evento psichico che anticipa un evento concreto o che lo facilita elaborandone l’affetto, per Pauli sarebbe un fenomeno di sincronicità. L’emancipazione (immagine archetipica) condensata nel simbolo del geco unita all’esperienza terapeutica dell’individuo, sarebbe un’espansione di coscienza, un’unione di livelli della realtà che confluiscono come individuazione. Quello che la psiche profonda chiede di realizzare a scopo di benessere, come tentativo di autoguarigione che proviene dalla psiche stessa. Per essere veramente obiettivi con sé stessi, servono le immagini dell’inconscio collettivo con cui imparare a mediare. E quando si ha un po’ di coscienza di sé, quando il puzzle psichico si genera dalla connessione tra le tessere interiori, forse si potrebbe avere coscienza della natura oggettiva e in qualche modo anche di numerosi eventi della vita.
- La coscienza è nella natura come la natura è nella coscienza dilatata
Secondo molti studiosi, che partono però da presupposti diversi, la coscienza non può essere un caso isolato nella natura. L’immagine che l’intero e privato mondo interiore degli individui sia “una fugace fantasia” di una totalità molto più grande, fuori dal tempo e dallo spazio (escludendo interpretazioni religiose), è un’ipotesi affascinante. Jung per primo come psicologo (il Sé come totalità psichica, la sincronicità come connessione tra mondo interno e gli eventi), ma tanti altri nella storia della filosofia da cui prese spunto (quando ancora non esisteva una psicologia ovvero una scienza dell’anima), hanno considerato questa ipotesi come la pietra su cui poggiare le successive osservazioni sulla natura. Natura di cui la psiche fa parte e senza cui non sarebbe possibile nessuna sua osservazione o presa di coscienza dei suoi fenomeni.
- La psiche osserva, l’immagine archetipica crea la realtà
L’uomo è “condannato” all’osservazione con cui narrare sé stesso e la natura oggettiva in modo inesauribile (Hillman, Plotino, Ficino, Vico precursori della psicologia junghiana, 1973), ma la sincronicità implica che sarà sempre un’immagine originaria e ricorrente la prospettiva che orienterà l’osservazione e il significato che ne conseguirà. La connessione è sempre in atto ma facciamo fatica a rendercene conto. Il risultato sarà misura dell’unilateralità e i confini dell’immagine stessa che in quel momento o periodo storico (in senso collettivo) sarebbe attiva. Per questo servirebbero infinite prospettive-immagini per narrare le infinite forme della natura, perché la misura in chiave terapeutica dei nostri sintomi, sarebbe quella di narrare noi stessi e il mondo tramite un set ristretto e stagnante di modi vedere e sentire, resistendo al mutamento spontaneo della personalità o l’espansione di coscienza, sia come individui che come specie.
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